Il multitasking è una bugia: perché fare più cose insieme ci rende meno produttivi
Nel mondo dello sviluppo software, così come in molti altri ambiti professionali, il multitasking è spesso visto come una competenza da valorizzare. Ma la scienza e l’esperienza sul campo ci dicono tutt’altro: cercare di fare più cose contemporaneamente non ci rende più efficienti, ma mina la nostra produttività individuale e quella del team.
Il prezzo nascosto del multitasking
Secondo Gerald Weinberg, uno dei pionieri del pensiero sistemico applicato al software, quando una persona lavora su due progetti contemporaneamente, perde fino al 20% di produttività per il solo “context switching”. E se i progetti diventano tre, la perdita può salire al 40% o più. Nel suo libro Quality Software Management, Volume 1: Systems Thinking, Weinberg visualizza in modo molto chiaro come il costo del cambio di contesto aumenti esponenzialmente con il numero di task gestiti in parallelo.
Anche il team di Jeff Sutherland sottolinea lo stesso concetto nel loro articolo The Cost of Multitasking, ricordandoci che fare una cosa alla volta, fino a completarla, è molto più efficiente che spezzettare l’attenzione su più fronti.
Cosa dice la scienza cognitiva
La ricerca neuroscientifica supporta pienamente questa tesi. Lo studio classico di Pashler (1994) ha dimostrato che esiste un’interferenza significativa nella gestione simultanea di due task, anche se semplici. Il nostro cervello non è progettato per eseguire più processi cognitivi complessi in parallelo, ma piuttosto passa rapidamente da uno all’altro, pagando un prezzo in termini di tempo e accuratezza.
Ophir, Nass e Wagner (2009) hanno mostrato che i “media multitaskers” — persone abituate a usare più fonti digitali contemporaneamente — sono meno capaci di filtrare informazioni irrilevanti e di passare efficacemente da un compito all’altro. In sintesi: più ci abituiamo al multitasking, più peggiorano le nostre prestazioni cognitive.
E non finisce qui. Meyer e Kieras (1997) hanno sviluppato un modello computazionale che mostra come anche il più piccolo switch mentale tra due task richieda un dispendio cognitivo significativo, rallentando il completamento di entrambe le attività.
Impatti sulla salute mentale e sulla qualità del lavoro
Studi più recenti, come quelli di Madore e Wagner (2019), confermano che il multitasking genera affaticamento mentale e peggiora la memoria di lavoro. Cheever et al. (2018) collegano inoltre il media multitasking a maggiore ansia e stress, condizioni che a lungo andare compromettono il benessere mentale e la produttività.
In un video molto efficace, lo speaker Dave Crenshaw dimostra visivamente l’impatto del multitasking sulle performance individuali, mostrando come si raddoppino gli errori e si allunghino i tempi di esecuzione (video).
Multitasking nei team: un ostacolo alla collaborazione
Nel contesto di team Agile o Scrum, il multitasking è spesso frutto di cattiva organizzazione o pressioni esterne. Quando i membri di un team sono coinvolti in troppi progetti o task simultanei, l’effetto è una riduzione del flusso, aumento del tempo di ciclo e rallentamento generale. Il team perde focus e fatica a generare valore in modo continuo.
Conclusione
Il multitasking non è una virtù: è un problema. Fare meno, ma meglio, è una strategia vincente tanto per i singoli quanto per i team. Concentrarsi su una cosa alla volta non è solo una scelta di efficienza, ma anche un modo per proteggere la nostra capacità di pensare, creare e collaborare in modo efficace.
“Chi fa due cose in fretta non ne fa nessuna bene.” — Publilio Siro, I secolo a.C.
Una verità ancora attualissima, oggi più che mai.